Centro Commerciale Naturale CE.NA.CO. Siracusa

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L'Intervista

NEWS > 2008

Rosa Tomarchio

Giornalista Rosa Tomarchio

L'INTERVISTA
di Rosa Tomarchio
all'Arch. Giuseppe Di Guardo

Architetto Di Guardo

Arch. Giuseppe Di Guardo

Viale Tisia, parte seconda. Ovvero, come Ce.Na.Co. e Comune ti cambiano il quartiere, cuore commerciale della parte nord est della città. Ieri i commercianti del presidente Cenaco Franco Veneziano, oggi fare il punto della situazione spetta alla parte prettamente tecnica del progetto di riqualificazione di viale Tisia e dintorni, al progettista incaricato dal Comune, l’arch. Giuseppe Di Guardo. Lo stesso progettista che sta curando il nuovo look della Marinella sul Talete, l’idea di riqualificazione del porto piccolo. Di cui avremo modo di parlare più avanti. Di Guardo ha trovato in viale Tisia tutti i presupposti di quel fare sistema che non ha riscontrato purtroppo in corso Matteotti. Che sarebbe potuto diventare il primo vero centro commerciale naturale, aveva tutte le caratteristiche naturali e anatomiche dal punto di vista urbanistico e dei servizi. Anche per il Corso Matteotti si pensava alle pensiline sui marciapiedi. A una grande piazza-anfieteatro a cielo aperto oggi fontana rotatoria. L’insediamento commerciale sarebbe stato comunque l’asse che si sviluppa tutt’ora dal mercato del pesce, all’Antico Mercato, sino agli eleganti negozi del Corso. Più naturale di così. E invece.

Allora, architetto, come nasce questo progetto e come cambierà viale Tisia?
“Il progetto ha ambizioni “alte” che sono quelle di individuare una centralità e di dotarla di tutti quegli strumenti che la caratterizzano come luogo di riferimento dei cittadini, di un bacino discreto di residenti, qualcosa come 35 mila abitanti, con piazze, percorsi pedonali, parcheggi. Il cuore di un quartiere. Oggi la gente che fa? Per lo svago va al centro

storico e per i consumi nel centro commerciale artificiale (Auchan, Carrefour). Quella che oggi offriamo è una opportunità per definire meglio l’identità profonda di questo quartiere con gli spazi che ci sono, intendiamo realizzare una piazza anfiteatro nello slargo adiacente al supermercato Sma. Uno spazio privato, non pubblico, ma per la quale potrebbe esserci una cessione volontaria per pubblica utilità. Si potrebbe altrimenti realizzare un parcheggio sotterraneo”.
Via Tisia si candida insieme a Pitia quale cuore di questo ampio ambito residenziale sia per i consumi sia per il tempo libero. Ma ci sono gli spazi adeguati?
“La sezione stradale ci consente (allo Zecchino no) alcuni spazi di arredo urbano, rientranze che consentano sosta pedonale attrezzata che può voler dire camminamenti generosi dal punto di vista dello spazio per

l’osservazione dell’offerta in vetrina. Ho immaginato una corsia pedonale di cinque metri, due corsie con spartitraffico di tre metri e cinquanta”.
Ma c’è in realtà tutto questo spazio in viale Tisia?
“Certo che c’è, solo che adesso non lo percepiamo per via della sosta selvaggia. C’è una fame di parcheggi e negli anni si è sedimentato l’uso della strada di un certo tipo. Però il paradosso è che l’attività che inizialmente si erano insediate, erano forti consumatrici di spazio, come casalinghi e questo genere. Man mano si è specializzata la linea merceologica con generi problematici, quali pelliccerie, profumerie, intimo, oggettistica. Negli anni, i residenti hanno mostrato una certa attenzione per questo sito commerciale e si sono innalzati i ranghi del target di riferimento dei punti di vendita”.
Crescendo i commercianti è cresciuto il consumatore?
“Entriamo in ambito settoriale. La quantità di commercio presente in un segmento di tessuto che sviluppa questo tipo di specializzazione viene studiata anche esteticamente. Una trentina di commercianti si sono sempre più settorializzati, creando un addensamento commerciale più dotato”.
Una lotta alla sopravvivenza con la scomparsa delle piccole botteghe alimentari?
“ La presenza dello Sma ha in qualche misura favorito altri punti di vendita altamente specializzati, scompaiono le piccole botteghe alimentari ma per far spazio al commercio moderno, non sempre dannoso. Una forza di locomotiva. Faccio shopping o semplice osservazione dalla macchina dei punti di vendita dove posso trovare tutto”.
Cosa devono fare i commercianti di via Tisia per contrastare la competizione dei grossi centri commerciali?
“I commercianti hanno avanzato una loro proposta che era poco matura per immaginare che questa partita deve utilizzare una cifra innovativa: ossia solo una razionalizzazione dei parcheggi a destra e sinistra e un marciapiedi di due metri con le macchine che viaggiano come adesso. Perché, erroneamente, ancora oggi loro pensano che più macchine passano, più loro vendono”.
Mentre lei cosa propone?
“Su indicazione del Comune, ho lanciato l’idea di una organizzazione viabilistica con il solo senso unico di marcia. Ma i commercianti non se la sono sentita di accettare. Hanno preferito mantenere il doppio senso. Allora abbiamo semplificato alcuni nodi: in via Damone prevederemo uno spartitraffico che continua e accompagna tutta la carreggiata sino a Largo Dicone, per risalire su per viale Tisia. Eliminando anche sbarramenti e attraversamenti. Una strada a senso unico a scendere e a salire. Il parcheggio lo mettiamo da una parte e dall’altra ma in maniera alternata e realizziamo due gimcane che inducono a un rallentamento”.
Quanti posti auto si possono recuperare?
“Se consideriamo i parcheggi illegittimi, in questo modo dimezziamo il numero di parcheggi perchè affidiamo lo spazio al pedonale. Alle spalle della palestra Acradina sorgeranno 200 posti auto”.
Cosa realizzerete per prima ?
“Dipende dai bandi che stanno uscendo dalla Regione. Abbiamo dei fondi strutturali europei che gestisce Palermo. Pare che ci sia una misura dedicata ai percorsi turistici e ai centri naturali commerciali. Una innovazione per la Sicilia, il nostro sarà il progetto pilota per il quale ci stiamo attivando per intercettare quel tipo di finanziamento che ci consentirebbe una risorsa per il rinnovo dei singoli negozi, anche come interni o per l’informatizzazione, o per gruppi di acquisto o per la consegna a domicilio. Insomma, per tutti quei servizi a supporto. Un intervento che ha una doppia anima: dimensione urbanistica e commerciale. Fare la strada, come Corso Matteotti, quindi l’arredo urbano e la pavimentazione. Poi c’è la dimensione settoriale commerciale con le pensiline”.
Vera chiave di volta insieme ai parcheggi?
“Anche i percorsi pedonali. Per convincere i commercianti ce n’è voluto. In realtà, c’è una strada pedonale che mi occupa due metri e mezzo e sotto la pensilina mi fermo per guardare la vetrina. La pensilina può ospitare la nuova immagine commerciale con insegne particolari, totem che suggeriscono le promozioni di alcuni punti di vendita”.
Cosa dobbiamo immaginare?
“Mi permetto di dire un ipermercato. Un centro commerciale a cielo aperto. Siamo in presenza non di una città finta, costruita dentro una casa, come Auchan, con piazze, verde, ristorante, banca, questo lo possiamo realizzare perchè lo abbiamo già”.
Un progetto originale o vi siete guardati attorno?
“Ho fatto tesoro della mia caratterizzazione personale, della laurea presa a Torino. In passato mi sono occupato di commercio, ho avuto un riconoscimento in termini di urbanistica commerciale tramite un incarico che aveva come finalità di riconoscere gli addensamenti che potevano portare ai centri naturali commerciali. Questo accadeva 25 anni fa, la Regione siciliana finalmente ha recepito questa novità e credo che uno dei promotori è stato De Benedictis, assessore al centro storico. Una contaminazione che ha radici lontane. Solo che per realizzare un intervento così complesso necessita una convergenza di idee e intenti”.
Si riferisce ai commercianti?
“I commercianti si devono organizzare. In corso Matteotti c’era la possibilità ma la mancata volontà da parte dei commercianti di fare sistema, ha vanificato ogni sforzo innovativo”.
Ma il primo Cenaco non nasce in Ortigia?
“L’idea che non si è mai sviluppata. Un nascituro messo in incubatrice che non cresce. In corso Matteotti a momenti facevano le barricate. La chiave di volta è il Cenaco di via Tisia. Dove abbiamo rilevato che si poteva realizzare questo progetto perchè i commercianti sono nella convergenza rispetto a quest’idea. A questo punto, abbiamo istituito un gruppo tecnico che ha accompagnato l’evoluzione di questa formalizzazione”.
Una occasione mancata la strada a senso unico?
“Secondo me sì. Però i tempi non erano ancora maturi, ma qualcosa dovevamo fare. Ho imprestato allora i miei occhi al Cenaco per far capire che i tre metri e cinquanta di corso pedonale non bastavano. Meglio cinque metri come via Etnea. Dopo la presentazione del progetto ho rilevato che i commercianti di via Senatore Di Giovanni, che si sentivano esclusi, oggi vogliono partecipare. Quest’operazione avrà successo, non resterà un’idea, se otteniamo i finanziamenti iniziamo subito i lavori. L’idea potrebbe essere esportata in viale Tunisi, Necropoli Grotticelle, via delle Olimpiadi”.
Da cosa si riconosce un centro commerciale naturale?
“Ci vuole un forte richiamo, un totem, una struttura, una porta. Alla fiera del mobile a Milano ho visto una bellissima porta dopo la porta del castello. Moderna. Si capiva che si entrava in uno spazio espositivo. Basterebbe anche una mongolfiera…”.
Dove collocare la porta?
“Due porte: una a Largo Dicone, l’altra in via Tisia incrocio viale Zecchino con una rotonda che mi consente di svoltare. Schema perfetto che si completa con un parcheggio, magari a due piani, dietro palestra Acradina”.
Come si procede?
“In sinergia con i commercianti”.
Anche se ci sono altri cento che non vogliono ancora aderire al Cenaco e dunque al progetto innovativo?
“Se si innesca un meccanismo virtuoso sono fiducioso sul fatto che avverrà l’adesione totale”.
Che ruolo devono giocare i commercianti?
“Gli spetta una strada anche un po’ in salita. Se vediamo corso Matteotti, quelli che non si sono trovati pronti hanno venduto e se ne sono andati, sostituiti da commercianti di rango ancora più alto. Quelli di viale Tisia, se non capiscono la portata di quest’innovazione, dovranno cedere o andare in pensione e farsi sostituire da soggetti in grado di intraprendere questo nuovo corso”. Dunque o innovare il modello di vendita, far parte di questa nuova cornice, oppure accelerare il declino del proprio punto di vendita?
“Fare sistema. Essere in grado di individuare il gruppo di soggetti e fare sistema. Il consorzio già svolge una discreta promozione commerciale. Occorre organizzarsi: le nursery, per esempio. Oppure eliminare il magazzino nel retrobottega. O la consegna a domicilio che può essere organizzata per un gruppo di commercianti. O allargare il magazzino unico per creare uno spazio comune”.
Un parere da tecnico di urbanistica commerciale. Siracusa ha bisogno dei nuovi due centri commerciali in città?
“Occorre guardare al fenomeno da due punti di vista: il primo secondo una logica di azienda, pertanto, diventa legittimo ogni intervento di questo tipo perché il commercio tradizionale non è riuscito a organizzarsi con una offerta adeguata sia alle tasche dei cittadini che all’approccio che abbiamo noi consumatori legato alle suggestioni dello shopping, del consumismo. Se aggiungiamo poi il fatto che il tessuto urbano di Siracusa ci regala una città discontinua, difficile da vivere dal punto di vista pedonale, una città povera di parcheggi e di soli percorsi automobilistici, scopriamo che in una situazione urbanistica più equilibrata non sia difficile organizzare un centro commerciale”.
Si può parlare di concorrenza sleale?
“No, perché la concorrenza avviene tra tipologie commerciali dello stesso genere”.
Il secondo punto di vista?
“E’ quello delle politiche del territorio. Che siano condivise ed equilibranti. La città costruita ce l’abbiamo già, adesso bisogna renderla adeguata ai bisogni dei cittadini. I commercianti si devono fare carico della condivisione della gestione e del funzionamento. Un esempio che sembra banale ma non lo è: ogni esercente deve farsi carico di pulire la propria area pertinente ma dovrà avere in cambio la riduzione delle tasse del suolo pubblico”.

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